Annullata la condanna di un “piccolo coltivatore diretto” di marijuana: “finché le piante non sono mature non contengono alcun principio attivo” e dunque non possono essere classificate tra gli stupefacenti. Gasparri: “Questa sentenza sembra uno scherzo”

Roma, 14 gennaio 2009 – Le coltivazioni domestiche di marijuana sono lecite finché le piantine non maturano. E’ quanto, in sostanza, si evince dalla sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna nei confronti di un “piccolo coltivatore diretto” di cannabis sottolineando che “finché le piante non sono mature non contengono alcun principio attivo” e dunque non possono essere classificate tra gli stupefacenti.
Gli investigatori devono scegliere il momento giusto per sequestrare le piantagioni di cannabis “fai da te”. Se arrivano troppo presto le trovano acerbe e il reato non c’è, se arrivano troppo tardi rischiano invece di non trovare più nulla e di non poter, di conseguenza, contestare alcuna accusa.
La sentenza è soltanto apparentemente in contrasto con alcune precedenti pronunce della stessa Suprema Corte, che hanno affermato che è sempre reato coltivare marijuana anche se si tratta di “piccole produzioni domestiche”. Il punto che i magistrati sottolineano, in questo caso, è la quantità di principio attivo. Secondo la legge infatti la pena, per quanto riguarda gli stupefacenti, è “agganciata” alla quantità di sostanza contenuta. E le piante di marijuana acerbe, osserva la Cassazione, non ne contengono nemmeno un po’.

LO SCONCERTO DI GASPARRI
La Cassazione tratta la logica come, a volte, tratta il tricolore che nei giorni scorsi sventolava lacero e senza la parte rossa dal Palazzaccio di Roma, quasi emblema di uno stato di decadimento che evidentemente si estende anche alla qualita’ delle sentenze. Considerare lecite le coltivazioni domestiche di cannabis finche’ le piantine non maturano, come afferma la sentenza della Cassazione, sembra uno scherzo, invece e’ l’ultima trovata dei supremi magistrati. Chissa’ che un giorno o l’altro maturino anche loro e facciano una sentenza con qualche senso comune’’. Lo dichiara il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.