“Io devo scrivere perché sennò sclero, non mi interessa che tu condivida il mio pensiero.”
Pensieri notturni..
E’ l’1 e 38 di mercoledì 29 aprile 2009. La gatta è sulla pancia mentre mi guardo Boston – Chicago sul portatile. Si è stesa mettendo la sua testolina appoggiata al mio collo, fa le fusa fortissime, sembra di avere di quei massaggiatorini cinesi vibranti da 5€ sul collo. E’ ipnotizzata dalle coccole, è da qualche giorno che effettivamente non le dedico un po’ di tempo, troppo preso dallo studio, dai miei pensieri e dal mio stress nervoso. Le mie mani scorrono sul suo manto morbido, mi sto rilassando finalmente. La mia pelle però è secca, ruvida, tira ogni movimento che faccio, come una coperta corta. Scioccamente da lagnone penso che la mia pelle ora rispecchi il mio stato emotivo, la mia mente, il mio cuore. Per fortuna almeno per la pelle la situazione è risolvibile in fretta. Interrompendo l’idillio felino, appoggio la bestiolina sul cuscino che ho a fianco e me ne vado in camera di mia mamma a prendere la crema. Apro la porta e la vedo addormentata tutta arrotolata sotto le coperte, quasi in posizione fetale. Vedo il letto, grande, con tutto lo spazio per l’altra persona vuoto. Lei sola, piccola, arrotolata e appallottolata nel letto che sembra enorme. E’ una sensazione stranissima quella che provo. Mi verrebbe da andare a sdraiarmi nella metà del letto vuota a farle compagnia, ma non lo farei mai, sento che c’è qualcosa che mi frena. Le uniche sensazioni che mi suscita sono solitudine, tristezza, una sconfinata dose di malinconia e impotenza. Vorrei poter far qualcosa, “sdebitarmi” con lei visto che si fa in quattro per me e io al solito penso sia tutto scontato. Non ce la faccio, forse è stato un errore nella costruzione del nostro rapporto durante la mia crescita, ma certi tipi di contatto mi mettono in imbarazzo. Accendo la luce in corridoio per guardarla meglio, ma senza fare rumore, cercando in tutti i modi di non disturbarla. Resto davanti a questa immagine un minuto, poi socchiudo la porta e spengo la luce. Torno nella mia camera. Vedo il mio letto, due cuscini per una persona sola. Nella camera di mia mamma era la stessa cosa, due cuscini per una persona. Mi sento davvero solo. Tutte le sensazioni e i pensieri che avevo appena avuto vedendo mia mamma vengono trasposti su di me. Vuoto. Ho paura di questa immagine, ho paura di sapere se durerà, quanto durerà. Mi faccio schifo da solo per come sto. Mi faccio schifo da solo per quel che sto pensando. Mi faccio schifo perchè sono un piagnone. Sono un debole, ha ragione Giada a dirmi che ho la forza e la consistenza di uno stracchino. I sorrisi e le battute possono illudere chi mi sta accanto, ma non me. Io non sto bene. Non sto più bene da un bel po’. Reagirò, quando troverò la ragione per farlo. Che palle, odio i sentimenti, odio le emozioni, odio l’affetto perchè ti verrà a mancare.
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da RuFFo il mercoledì 29 aprile, 2009 alle 1:06 am, ed è archiviato come Life. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |
circa 1 anno fa
Malinconico il post… però devo dire che ti capisco e non poco. Ma d’altronde bisogna tirare avanti.
Non deve fermarci un amore finito caro omonimo. Io pian piano mi sto riprendendo per fortuna. Spero che anche te ce la faccia perché da quello che scrivi non posso che starti vicino. E vai tranquillo che anch’io a volte sono un po’ stracchino!!! AHAHAHAH Bella questa!
Massì dai, è normale. Noi uomini duri che piangiamo!
Beh dai. Carissimo Andrea ti auguro il meglio! e soprattutto non rimpiangere niente!
Ciaooooo!!!
A.
circa 1 anno fa
è la condizione dell’essere umano…ma siamo soli solo se lo vogliamo…a parer mio, a me basta girarmi di poco per vedere che la solitudine è lontana, perchè c’è sempre qualcuno che ti segue, che ti sorride, che ti vuole bene, indipendentemente da tutto quanto…
e non odiare niente…