Si parte. Buon divertimento. Che bello arrivare in una  città che non hai mai visto, in cui conosci solo 3 o 4 persone. Giri e ogni cosa che ti trovi davanti è una nuova conoscenza, una scoperta. Giri libero, senza dover comunque guardarti attorno per vedere se c’è qualcuno che conosci da salutare. E’ una sensazione liberatoria. Mai provata. Curioso, ma divertente. Che bello scorcio, peccato non avere con me la reflex. Vabbè dai, usiamo il cellulare. Ridi. I discorsi e i racconti degli amici che scorrono parola dopo parola accanto a ogni passo che fai per la via. In questo momento non c’entri niente lì, ma sei felice. Per ora stai zitto, ascolti. La metà delle cose non le sai, ma non ti importa, le stai vivendo. La prima impressione è ottima. Il marasma di gente non ti spaventa, non ti fa vedere negativamente la città e ciò che la anima. Il tempo passa, e sei meno imbarazzato. Il tempo scorre. Ho perso il conto delle ore. E’ tempo di dormire? Per il corpo si. No, la testa ragiona ancora. Viaggia spedita. Sembra un treno. Un treno, come quello su cui eri qualche ora prima. Che cos’è? Non lo so, ho un sospetto, ma non voglio crederci. Non ora. Non lo credevo possibile, è inaspettato. C’è di nuovo il sole. Riparte tutto. E’ sempre tutto più evidente. E’ sempre più facile. Ancora parole, tante, la compagnia che non si ferma mai. Che caldo, l’acqua è bollente. Quante curiosità, quanti interessi. Mi diverto. Altri scorci di città che scopro e che vorrei immortalare. Quante cose che stiamo vedendo. E la voce? Se ne sta andando, l’aria in motorino fa male, ma si parla lo stesso. E’ troppo bello parlare per pensare che una gola bizzosa possa fermare tutto. Stop. E’ tutto troppo intenso. Il fisico non ti sta dietro e sei cotto, l’unica cosa che vuoi è il cuscino sotto la testa. Finalmente. Il corpo si riposa, la testa no. Ha ricevuto troppi stimoli durante il giorno. Deve rielaborare e allocare. Buongiorno ancora. Che giornata stupenda. Che cos’è? Non lo so, anzi sì, lo ammetto, ora so cos’è, ma non voglio crederci ancora. C’è bisogno di altre prove. Dopo tutto quel che è successo, non credevo potesse succedere ancora. Meglio indagare. Un altro bel pranzo in compagnia. Che bello. Piccoli gesti quotidiani, per voi, nuovi per me. Mi sto proprio iniziando a sentire a mio agio. Il ghiaccio è definitivamente rotto. Il tempo scorre, il treno riparte. E’ odioso essere ripetitivo. Ma le parole proseguono. Finita la voce, si passa al testo, ma si continua a parlare. Vedi San Luca e dentro di te senti che però vorresti rivedere ancora il Torrione. Non perché ti sia piaciuto in sé, ma il contesto, la compagnia, lo rende il posto che più vorresti rivedere. E’ finito il tempo delle dita sulla tastiera. Rivoglio la voce. Pronto?! Son arrivato. Voi Sushi? Vorrei essere lì con voi. Il treno per Venezia riparte alle spalle. La voce della stazione continua a dire città e numeri. Mi fermo a respirare qualche istante, e via verso casa. Bologna è casa mia? Sarà che la compagnia di questi giorni è stata così piena, e ora Bologna è deserta, ma mi sento fuori posizione. Sciarra e Buozzi, Gatto e Gabry. Lì vorrei essere. Tornerò.