“Io devo scrivere perché sennò sclero, non mi interessa che tu condivida il mio pensiero.”
Life
Gli eventi che coinvolgono la mia esistenza
Dopo Alberoni, un nuovo crociato nei confronti di Facebook e i nuovi media.
6 mar
Tratto dal “Metro” di oggi
Col fiato corto. Con quel fiato spezzato che conosco perché ho avuto vizi, anche pericolosi. Comunque l’ho fatto. L’ho fatto col fiato corto, col respiro della paura come quando mi infilavo in una mano con un full d’assi e temevo che una quarta carta uguale ad altre tre mi fregasse. Col fiato corto sono uscito, fuggito da Facebook, sito che ti promette il mondo e, invece, te lo leva. Mi ha tirato dentro, volevo esserci, è da fighi. Ho scoperto che c’ero già perché qualcuno aveva rubato la mia identità. Sono un blogger, era facile. La polizia dice che è un reato e io, errore, ho soprasseduto. Ho azzerato la password e sono entrato. Che cazzata. Ora ho paura: ancora non so che cosa abbia fatto il delinquente con il mio nome, a chi si sia presentato, a chi abbia fatto proposte decenti o indecenti, chi abbia raggirato spacciandosi per me, con chi mi abbia sputtanato. E poi? E poi mille icone e tante mail che, quand’ero fuori, mi invitavano, mielose, a rientrare. Dove? Ma su Facebook, il sito in cui si diventa quello che non si è, il sito in cui ti mettono lì davanti la tua ex, bella, a portata di scappatella cibernetica. Edopo? Niente di vero tranne un grande blob che inghiotte il brutto presente per vomitarci addosso un universo olografico. È pararealtà. Ho visto browser a finestra doppia: una per lavorare, l’altra per denigrare il capo. Parlo perché ho provato su di me: ho avuto le stesse, povere, voglie. Facebook non viola la privacy, stupra te. Al terzo assalto della ex che non mi ha mai detto la verità, mi ha preso il panico. Ho capito che venivo usato e defecato da Facebook. Sono uscito a correre, forte. Scampato pericolo. Il male che ho del vivere, lo sopporto grazie a un libro, mondo fantastico da toccare. Però non è ancora finita: il mio account è ancora lì, spento. “Se decidi di rientrare…” mi hanno scritto da Facebook. Voi siete matti, preferisco correre. (Francesco Facchini, giornalista)
Quando i media americani si impegnano, sfornano notizioni!
6 mar
WASHINGTON, 5 MAR – Dopo 45 giorni di Casa Bianca i capelli di Barack Obama sono già diventati più grigi. Le aree bianche nella capigliatura del presidente Usa, inesistenti all’inizio della campagna elettorale, si sono ampliate visibilmente col passare dei mesi e il fenomeno si è accentuato nelle ultime settimane, rilevano oggi i media americani. Lo stress della presidenza – accentuato nel caso di Obama da due guerre ed una grave crisi economica – ha colpito in modo analogo i suoi predecessori: i capelli di George W. Bush volsero rapidamente al bianco dopo l’11/9 e anche Bill Clinton, dopo un paio di anni alla Casa Bianca, vide imbiancare repentinamente la sua folta chioma. Uno studioso ha teorizzato che ogni anno di presidenza valga, dal punto di vista dell’invecchiamento, almeno due anni. Per Barack Obama, che ha 47 anni e che ha sempre fatto dell’approccio rilassato ai problemi uno degli elementi di base della sua campagna (il famoso ‘Obama no-drama’), il sintomo dei capelli grigi da stress è un elemento rivelatore. Il presidente americano cura con molta attenzione il suo aspetto fisico: quasi ogni giorno fa almeno un’ora di esercizi in palestra (per non parlare delle partite di basket) e le immagini ‘rubate’ da un fotografo alcune settimane fa, durante una vacanza alle Hawaii, di Obama a torso nudo mostravano pettorali da invidia e un addome assolutamente liscio. Ma lo stress della presidenza è inevitabile. Obama, nel discorso della vittoria a Chicago, la notte del 4 novembre, era già apparso insolitamente parsimonioso nelle espressioni di soddisfazione: era come se il grande fardello delle nuove responsabilità (da lui cercate in una campagna durata oltre 750 giorni) fosse già caduto pesantemente sulle sue spalle. Già durante la campagna elettorale Obama aveva scherzato più volte sull’ingrigirsi dei suoi capelli. E qualcuno aveva anche malignamente ipotizzato che il candidato, criticato dagli avversari per la sua inesperienza, si fosse di proposito ‘invecchiato’ i capelli per assumere un aspetto più ‘maturo’. Ma Zariff, il barbiere di Chicago che da 17 anni cura i capelli di Obama (con un taglio ogni due settimane), garantisce che il presidente americano non cambierebbe mai in modo artificiale il colore dei suoi capelli: “Posso testimoniare che i suoi capelli sono naturali al cento per cento: non userebbe mai la tinta”. Una strada non seguita dall’anziano Ronald Reagan che invece non aveva esitazioni a far sparire i capelli bianchi con l’aiuto dei prodotti del suo parrucchiere. Così mentre la first lady Michelle ha fatto parlare di sé di recente soprattutto per le sue braccia scoperte e tonificate, il presidente Obama ha riconquistato la ribalta con i suoi capelli grigi.
Pubblicità low-cost by Nokia?
2 mar
Sarà vero, o è un bel modo per far parlare di se senza spendere un soldo in campagne di marketing di qualsiasi tipo? Io la mia idea ce l’ho…
LONDRA – Perdere il cellulare in mare e ritrovarlo nella pancia di un pesce. Non e’ la favola di Pinocchio versione hi-tech ma la pura verita’: e’ infatti capitato a Andrew Cheatle, 45enne inglese. Che stava per acquistare un telefonino nuovo quando la sua ragazza ha ricevuto la chiamata di Trawlerman Glenn, pescatore del West Sussex: ”ho qui il suo Nokia, l’ho trovato dentro la pancia di un merluzzo da 11 chilogrammi”. Andrew, sulle prime, ha pensato a uno scherzo. Poi, pero’, si e’ recato a casa di Glenn e, con grande meraviglia, si e’ visto consegnare il suo telefono: umido e puzzolente di pesce. Ma non e’ tutto. Dopo averlo asciugato e’ successo l’impensabile: il telefonino ha ripreso a funzionare. ”So che sembra una storia inventata”, ha detto Andrew al tabloid The Sun, ”ma e’ vera al 100%”. ”I merluzzi sono animali ingordi”, ha spiegato Glenn, ”hanno testa e bocca grandi e mangiano di tutto. So cosa vuol dire perdere il cellulare. Cosi’, quando l’ho trovato dentro al pesce, ho estratto la sim e ho fatto qualche telefonata”. ”Era un po’ puzzolente”, ha raccontato Andrew, ”ma sono stato felice di ritrovarlo. Al principio continuava a spegnersi. Poi ho fatto cambiare la scheda madre e ora funziona benissimo”
Da www.ansa.it
Quando uno è un buffone…
25 feb
Di chi starò mai parlando? Nuovamente dell’ignobile, dannoso nonchè fallimentare ancora per poco Sindaco di Bologna, Cofferati.
Lascia la città per motivi familiari, roba da giustificazione su libretto delle assenze del liceo, e non perchè ha fallito miseramente come sindaco, essendo lui un misero fallimento come uomo. Data la sua natura notoriamente molto coerente (abbandono CGIL per abbandono alla politica, riassunzione in Pirelli e successiva candidatura a Sindaco) ecco cosa ha deciso di fare visto che il suo amichetto Walter ha abbandonato il Pd. Stendiamo un velo pietoso. L’articolo è tratto da quotidiano.net
Bologna, 24 febbraio 2009 – Altro che pensionato. Dopo lo scontro in Piemonte sulla sua ipotetica candidatura alle Europee nel nord-ovest (che sembrava archiviata per sempre dall’addio di Walter Veltroni), Sergio Cofferati ora invia un segnale chiaro e forte al neo-segretario Dario Franceschini per un ruolo di primo piano. “Disponibile a dare una mano”, si dice il sindaco di Bologna in una lunga intervista apparsa questa mattina su “la Stampa”.
“Vado via da Bologna per ragioni private- ricorda Cofferati- non certo per altro. Se il partito lo riterra’ utile -ma devono decidere loro: non lo decido io- impieghero’ le energie che mi rimangono nella posizione che vorranno purche’ sia compatibile con la scelta da me fatta”. Parole molto precise all’indirizzo del nuovo segretario che ha annunciato l’azzeramento degli organi del partito per imprimere una svolta al Pd anche in termini di ricambio del gruppo dirigente, assumendosene in pieno la responsabilita’ (“decidero’ io”).
”Le cose che ha sostenuto rispetto ai comportamenti nel partito, le condivido”, chiosa Cofferati, che sabato ha ascoltato l’intervento di Franceschini all’assemblea costituente democratica. “Credo che debba fare quel che ha annunciato, assumendosene le responsabilita’. E conoscendolo un po’, sono anche convinto che quel che ha detto lo fara’ davvero.
Naturalmente, non potra’ portare da solo il Pd fuori dalla situazione in cui si trova: il gruppo dirigente e il partito nel suo insieme dovranno fare per intero la loro parte”.
E la prima cosa per Cofferati e’ andare bene alle elezioni di giugno, Europee e amministrative (si vota anche a Bologna dove Cofferati, come e’ noto, non si e’ ricandidato). Per l’ex leader Cgil bisogna “fare tutto quello che serve- e ancora di piu’- per ottenere il massimo risultato alle elezioni di primavera”. Ma, avverte, “uscendo una volta per tutte da questo schema mentale della sinistra per cui ogni appuntamento elettorale e’ un’ordalia, un giudizio divino per i gruppi dirigenti. Nessuno ha mai il tempo per costruire una linea, una strategia… E considerato che da noi si vota una volta all’anno, se affidi la credibilita’ dei gruppi dirigenti ai cicli elettorali, non vai da nessuna parte”.
Il caso Sayed Kambakhsh
24 feb
Bologna, ore 13.00 – Inizia la conferenza organizzata dal prof. Sarti con il fratello del giornalista afghano. La conferenza più interessante, e al tempo stesso agghiacciante dei tre anni universitari.
Per chi non conoscesse il caso, linko qui sotto la storia riassunta, prendendola in prestito dal sito isfreedom.org
Il 21 ottobre 2008 una corte d’appello afghana ha annullato la sentenza di condanna a morte contro Sayed Parwez Kambakhsh condannandolo però a 20 anni di reclusione.
Sayed era stato in primo grado destinato alle mani del boia. In realtà, tutto quello che il giovane reporter di ‘Jahan e Now’ (Il nuovo mondo) e studente di giornalismo ha fatto è stato scaricare da Internet del materiale sui diritti civili delle donne e diffonderlo fra gli studenti. Ma anche nell’Afghanistan odierno, non più sotto il pugno dei talebani ma nelle mani del presidente Hamid Karzai, un simile gesto può essere considerato reato, “blasfemia e distribuzione di testi diffamatori dell’Islam”, nonostante la Costituzione di Kabul garantisca, da un punto di vista formale, la libertà di espressione. «Un processo ridicolo quanto terribile», così le associazioni internazionali che lottano per la libertà di stampa nel mondo avevano definito il primo grado di giudizio a cui Sayed era stato sottoposto nella sua regione di origine. Un procedimento durato non più di dieci minuti dopo i quali era già stato condannato a morte: a Sayed non era stata data alcuna possibilità di difendersi in quel primo procedimento tenutosi sotto l’influenza del Consiglio dei Mullah nella corte di Mazar-i-Sharif. E anche il secondo processo quello che il 21 ottobre scorso ha “ridotto” la condanna a 20 anni, è stato definito «una farsa» dall’avvocato che ha difeso Sayed davanti alla Corte di Appello di Kabul. Afzal Nuristani ha infatti riferito che nel secondo processo la difesa «non è stata in grado di chiamare i suoi testimoni. La corte si è limitata ad ascoltare quelli dell’accusa, le cui deposizioni non avevano nulla a che fare con il caso». L’avvocato, inoltre, ha fatto appello direttamente al presidente Karzai perché interceda in questo caso, assicurando il rispetto della Costituzione e la legalità del sistema giudiziario, visto che, secondo Nuristani, «Sayed è stato condannato per un’accusa che non esiste in base alle nostre leggi».
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Da Star Trek alla vita reale
11 feb
Ebbene si, è stato messo a punto da una università di Tel Aviv, il primo laser per suturare le ferite. La macchina è già stata provata sia su pelle di pollo, che su epidermide umana, e i risultati sono incredibili. Questa strumentazione è composta nella parte terminale, da due fibre ottiche, la prima che trasmette la luce laser, la seconda che rileva la temperatura, dovendo questa rientrare tassativamente entro certi parametri. A differenza delle suture odierne, effettutate con ago e filo, questa è assolutamente “stagna” in quanto i due lembi di pelle non sono affiancati, ma saldati. Come legante di questo tipo di sutura, viene usata l’albumina, una proteina del sangue. Che spettacolo il progresso…
Per qualche ulteriore informazione, e soprattutto per qualche riscontro visivo, ecco qui il link. http://tv.repubblica.it/rubriche/techne/medicina-il-laser-al-posto-dei-punti/29212?video

Il 21 ottobre 2008 una corte d’appello afghana ha annullato la sentenza di condanna a morte contro Sayed Parwez Kambakhsh condannandolo però a 20 anni di reclusione.
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