"Io devo scrivere perché sennò sclero, non mi interessa che tu condivida il mio pensiero."
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Il caso Sayed Kambakhsh
24 feb
Bologna, ore 13.00 – Inizia la conferenza organizzata dal prof. Sarti con il fratello del giornalista afghano. La conferenza più interessante, e al tempo stesso agghiacciante dei tre anni universitari.
Per chi non conoscesse il caso, linko qui sotto la storia riassunta, prendendola in prestito dal sito isfreedom.org
Il 21 ottobre 2008 una corte d’appello afghana ha annullato la sentenza di condanna a morte contro Sayed Parwez Kambakhsh condannandolo però a 20 anni di reclusione.
Sayed era stato in primo grado destinato alle mani del boia. In realtà, tutto quello che il giovane reporter di ‘Jahan e Now’ (Il nuovo mondo) e studente di giornalismo ha fatto è stato scaricare da Internet del materiale sui diritti civili delle donne e diffonderlo fra gli studenti. Ma anche nell’Afghanistan odierno, non più sotto il pugno dei talebani ma nelle mani del presidente Hamid Karzai, un simile gesto può essere considerato reato, “blasfemia e distribuzione di testi diffamatori dell’Islam”, nonostante la Costituzione di Kabul garantisca, da un punto di vista formale, la libertà di espressione. «Un processo ridicolo quanto terribile», così le associazioni internazionali che lottano per la libertà di stampa nel mondo avevano definito il primo grado di giudizio a cui Sayed era stato sottoposto nella sua regione di origine. Un procedimento durato non più di dieci minuti dopo i quali era già stato condannato a morte: a Sayed non era stata data alcuna possibilità di difendersi in quel primo procedimento tenutosi sotto l’influenza del Consiglio dei Mullah nella corte di Mazar-i-Sharif. E anche il secondo processo quello che il 21 ottobre scorso ha “ridotto” la condanna a 20 anni, è stato definito «una farsa» dall’avvocato che ha difeso Sayed davanti alla Corte di Appello di Kabul. Afzal Nuristani ha infatti riferito che nel secondo processo la difesa «non è stata in grado di chiamare i suoi testimoni. La corte si è limitata ad ascoltare quelli dell’accusa, le cui deposizioni non avevano nulla a che fare con il caso». L’avvocato, inoltre, ha fatto appello direttamente al presidente Karzai perché interceda in questo caso, assicurando il rispetto della Costituzione e la legalità del sistema giudiziario, visto che, secondo Nuristani, «Sayed è stato condannato per un’accusa che non esiste in base alle nostre leggi».
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Il 21 ottobre 2008 una corte d’appello afghana ha annullato la sentenza di condanna a morte contro Sayed Parwez Kambakhsh condannandolo però a 20 anni di reclusione.